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È da poco passata la mezzanotte del 7 ottobre quando, a casa di Rino Sulpizio, apicoltore per passione e comandante della polizia municipale di Campoli Appennino (Fr),  piccolo comune all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo, si sentono dei colpi alla porta e il cane abbaiare.

Il rumore torna a farsi sentire, ma stavolta è meno netto. Più continuo, come se qualcuno stesse rovistando in un cassettone. «Ma fuori non ci sono cassettoni – ha pensato l’uomo – e non c’è nulla dentro al quale mettere le mani».

Il signor Rino si reca allora alla porta, pensando ad un malintenzionato, o magari solo qualcuno che si è perso e ha bisogno di aiuto.

E invece aprendo si trova davanti, ricoperto di miele e con un’espressione pienamente soddisfatta, un enorme orso marsicano. Il simpatico “cucciolone” si era appena servito alle sue arnie.

Forse voleva chiedere il bis, forse voleva semplicemente ringraziare il padrone di casa per il generoso buffet. Nero come la notte, ma con la faccia buona. «Mi ha guardato -  racconta il Comandate – l’ho guardato.  Ma non c’era aggressività, nessuno dei due ha mostrato paura». L’orso non ci ha pensato due volte e, una volta «salutato» con un cenno del capo il padrone di casa, ha fatto qualche passo indietro rituffando le zampe nelle arnie e prelevando ancora quel nettare la cui bontà è indiscussa e dilenguandosi subito dopo nella notte.

Il caso non è isolato: molti orsi sono scesi di recente da quel versante del Parco d’Abruzzo giù fino ai paesi vicini, sempre per cercar cibo e raramente causando problemi. «L’animale non aveva paura di me», racconta infatti Rino, «ma dopo aver realizzato cosa stava accadendo ho comunque avuto un po’ di timore. Se i miei figli si fossero svegliati, certamente si sarebbero spaventati».

[ Fonte | Iltempo ]

[ Foto | www.scanno.org ]

La Commissione europea ha approvato lo stanziamento di fondi che riguardano 14 stati membri (Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Francia, Italia, Irlanda, Olanda, Polonia, Slovenia, Spagna e Gran Bretagna) per fornire informazioni e promuovere i prodotti agricoli nell’Unione europea.

L’ammontare dello stanziamento è di 60,6 milioni di euro e riguarda un arco di tempo da uno a tre anni: il contributo Ue sarà di 30,3 mln di euro (50%).

Macro honey 2

I programmi di intervento interessano frutta, verdura, carni, prodotti caseari, miele, fiori, fibra di lino, Dop, Igp e Stg e prodotti biologici.

«I prodotti agricoli dell’Unione europea sono unici per qualità e diversità», ha dichiarato Dacian Ciolos, commissario Ue all’agricoltura e allo sviluppo rurale. «In un mercato globale aperto, produrre semplicemente cibo e bevande eccellenti non basta. Dobbiamo aumentare i nostri sforzi per illustrare ai consumatori gli standard e la qualità di quello che l’agricoltura europea porta in tavola. I programmi Ue di questo tipo possono veramente aiutare i nostri produttori a fronteggiare positivamente un mondo commerciale sempre più competitivo».

Le misure finanziate in questo contesto possono essere attività di pubbliche relazioni e promozione tese a mettere in luce i vantaggi dei prodotti Ue, specialmente in termini di qualità, igiene, sicurezza alimentare, nutrizione, etichettatura, benessere animale e rispetto dell’ambiente nella produzione. Queste misure possono anche comprendere partecipazioni ad eventi e fiere, campagne di informazione sul sistema Ue di Denominazione d’origine protetta (Dop), di Indicazione geografica protetta (Igp) e di Specialità tradizionale garantita (Stg); ma riguardano anche l’informazione sul sistema di qualità e di etichettatura e sulle fattorie biologiche. Tra le possibili azioni di promozione c’è anche quella di realizzare campagne di informazione sul sistema di qualità Ue dei vini prodotti in regioni specifiche.

L’UE finanzia fino al 50% del costo di tali misure (fino al 60% nei programmi di promozione del consumo di frutta e verdura rivolti ai bambini o in materia di informazione sulle abitudini di consumo responsabile e sui danni provocati dal consumo pericoloso di alcol), il resto è a carico del professionista / organizzazioni interprofessionali che li hanno proposti e degli Stati membri interessati. Le modalità di applicazione di tali azioni di promozione e informazione sono stabilite da una regolamento della Commissione, nel quale sono elencati i temi ed i prodotti che possono essere oggetto di misure di promozione.

Ogni anno, entro il 30 novembre, le organizzazioni professionali interessate possono presentare le loro proposte agli Stati membri, questi poi devono trasmettere alla Commissione l’elenco dei programmi da loro selezionati e una copia di ciascun programma, successivamente la Commissione valuta i programmi e decide sulla loro ammissibilità.

[ Fonte | Ministero politiche Agricole Alimentari e Forestali ]

Un gruppo di ricercatori dell’Academic Medical Center in Amsterdam è riuscito per la prima volta a identificare il principio che conferisce al miele le sue proprietà battericide e ne riferisce in un articolo pubblicato sul FASEB Journal.

“Sappiamo da millenni che il miele può essere di beneficio per la nostra salute, ma non sapevamo in che modo esso agisse. Ora che si è riusciti a estrarne un ingrediente dalle potenti capacità antibatteriche potremo sfruttarlo per rendere più efficace la lotta alle infezioni batteriche”, ha osservato Gerald Weissmann, direttore del FASEB Journal.

Beekeeping day

In particolare i ricercatori hanno scoperto che le api producono una proteina, chiamata difensina 1, che aggiungono al miele. Questa proteina, osservano i ricercatori potrebbe essere utilizzata per proteggere dalle infezioni le ustioni, trattare le infezioni dermatologiche e, in prospettiva per sviluppare nuovi farmaci in grado di combattere le infezioni antibiotico-resistenti.

“Abbiamo completamente chiarito le basi molecolari dell’attività antibiotica del miele”, ha osservato Sebastian A.J. Zaat, che ha partecipato allo studio.

Per giungere alla scoperta i ricercatori hanno sviluppato un metodo per determinare e misurare selettivamente l’attività antibatterica di tutti i composti presenti nel miele, giungendo a stabilire che gran parte di tale attività deve essere imputata a una sola proteina, la difensina 1. Questa proteina è in realtà un elemento chiave del sistema immunitario delle api che viene aggiunto in ultimo al miele.

[ Fonte | lescienze.espresso.repubblica.it ]

Dai tetti del Grand Palais nel cuore di Parigi, alla cima dei grattacieli di New York, fino ai giardini e balconi nel centro di Londra. Ma anche a Roma, Milano e Firenze.

Sono alcuni dei luoghi più curiosi dove abitano e producono le api, un argomento che verrà affrontato a Montalcino in occasione della ‘Settimana del Miele’ (10-12 settembre), una delle rassegne più importanti del settore.

Beekeeping day

Un hobby, quello dell’apicoltura in città, che trova sempre più estimatori: a Roma, a Villa Wolkonsky, residenza dell’ambasciatore della Gran Bretagna in Italia, vengono allevati due alveari che producono nettare nei giardini che li circondano, per sfruttare il polline delle tante varietà di fiori e alberi da frutto che popolano gli spazi verdi della villa.

E, seppur per poco tempo e a causa del fenomeno della sciamatura, l’abbandono in gruppo di una colonia per formarne una nuova, le api sembrano gradire anche Piazza San Babila a Milano, il Campanile di Giotto e piazza della Signoria a Firenze. Ma le api hanno trovato casa anche tra i banchi della scuola primaria, grazie al laboratorio didattico ‘Dolce come il miele’, che fa parte di un progetto-pilota di educazione al gusto promosso da Winenews.

[ Fonte | newsfood.com ]

La nobiltà non esiste solo tra gli uomini. Anche le api nel loro piccolo presentano una struttura gerarchica ben definita e chi comanda è l’ape regina. Ma se nell’uomo le persone nobili si dice abbiano il sangue blu, per le api dovremmo pensare che sia questione di insulina.

I ricercatori di mezzo mondo si sono sempre interrogati sul perché un’ape, durante lo sviluppo larvale, sia in grado di differenziarsi in regina e assumere caratteristiche completamente diverse rispetto a i suoi “sudditi”. Uno studio a opera dei ricercatori della Arizona State University ha da poco fornito nuovi e interessanti dettagli utili a comprendere questo misterioso fenomeno. Non solo, le analisi effettuate potrebbero portare anche a nuove conoscenze sui meccanismi di invecchiamento nell’uomo.

La ricerca, pubblicata dalla rivista Biology Letters, ha dimostrato che una particolare proteina coinvolta nel corretto funzionamento del sistema insulinico gioca un ruolo fondamentale nel dirigere lo sviluppo di una larva a regina. La differenza tra regina e un’ape operaia è notevole. Le regine hanno dimensione nettamente più grandi e vivono mediamente più a lungo. Inoltre presentano la singolare caratteristica di essere le uniche api fertili, mentre quelle operaie sono essenzialmente sterili poiché la regina è in grado di produrre un ormone che blocca la produzione di uova da parte delle operaie.

Dunque la funzione della regina è esclusivamente riproduttiva. Nonostante esistano tutte queste differenze, il dato incredibile è che non vi è alcuna differenza nel genoma tra un’ape regina e una operaia. Per questa ragione lo sviluppo così diverso è stato per molti studiosi un vero e proprio mistero della natura.

Fino a poco tempo fa, prima della realizzazione del nuovo studio statunitense, la spiegazione più plausibile delle enormi differenze era quella che il diverso destino intrapreso dall’ape fosse dovuto al tipo di nutrimento a cui era sottoposta durante lo sviluppo larvale. Una teoria corretta ma che non spiegava ancora in maniera dettagliata quali fossero quei meccanismi cellulari in grado di determinare una così grande differenza.

Lo studio dei ricercatori americani sembrerebbe ora aver chiarito anche questo punto oscuro. La caratteristica che renderebbe uniche le api regine sembrerebbe essere dovuta all’insulina, quell’ormone che negli uomini è in grado di rimuovere il glucosio presente nel sangue e incamerarlo all’interno delle cellule. Un ormone che, con alcune piccole differenze strutturali, possiedono anche le api.

L’opera degli scienziati è stata quella di andare a sopprimere la funzione di una proteina chiamata IRS. Essa ha la particolare funzione di regolare la risposta delle cellule all’insulina. Da studi effettuati in topo, l’IRS è risultata inoltre fondamentale nei processi di sviluppo, crescita e riproduzione. Le larve di ape in cui era stata soppressa l’attività di IRS sono state alimentate per alcuni giorni con una ricca dieta in grado di tramutare la larva in ape regina. Nonostante fossero nelle condizioni adatte a diventare regine, le larve hanno dato origine inaspettatamente a delle semplici api operaie.

Una scoperta davvero sorprendente ma che non rappresenta affatto un punto di arrivo. Gli autori dello studio hanno individuato infatti altre tre componenti che potrebbero influire nello sviluppo dell’ape regina. Quello che gli scienziati ora stanno tentando di capire è quanto siano importanti questi fattori e quali interconessioni potrebbero avere. Inoltre lo studio di questi meccanismi, come accennato all’inizio dell’articolo, potrebbe svelare nuovi importanti scenari nello studio dell’invecchiamento umano. Alcuni ricercatori recentemente sono stati in grado, nelle api operaie, di far regredire alcuni segni tipici della vecchiaia.

[ Fonte | il sussidiario.net ]